Comunicazione strategica

Uno sguardo sul mondo (anche d’impresa)

Uno sguardo sul mondo (anche d’impresa)
16 Marzo 2025

“Credo di essermi innamorata di lui fin dal primo momento. Non saprei spiegare perché. Chi lo sa. A volte accade: quando gli occhi di una persona non si limitano a guardarti, ma ti assorbono, ti introducono in un tunnel dove puoi soltanto abbracciarti alla vertigine”.

DAVID TRUEBA

Lo sguardo.

Si dice che sia lo specchio dell’anima.

La porta che apre ai recessi più reconditi della mente.

In effetti, lo sguardo, è spazio liminale che divide ciò dentro dimora da quello che fuori alberga.

In effetti è così anche per la pelle, o le orecchie. Ma nello sguardo sta qualcosa di magico, come se vi fosse una finestra che ci permette di vedere cosa succede dentro, anche quando la porta di casa è chiusa.

Se qualcuno ci attrae le pupille si dilatano, come fossero in sincronia con il cuore che si apre al mondo.

Quasi fossero una luna che piano vuol divenire piena, rischiarando il cielo buio della notte.

Se qualcuno invece ci da sui nervi l’iride si rivolge verso l’alto, ad indicare poca sopportazione nei suoi riguardi.

Tutto questo è possibile perché biologicamente siamo costruiti per usare gli occhi come finestra di accesso ai recessi della nostra mente.

Se notate la figura qui sopra vedrete con facilità come si configura l’occhio esterno dell’essere umano: esso è caratterizzato dall’alternanza di colori diversi. Questa differenza, fra epidermide, sclera e iride (ovviamente non solo nostra) è frutto di dinamiche evolutive e, forse non per casualità, permette di cogliere al meglio ogni singolo movimento dell’occhio, essenziale per comunicare o comprendere ciò che l’altro sente o quali siano le sue intenzioni.

Lo sguardo può punire, incoraggiare o stabilire un rapporto di dominio.

Altrettanto può supportare, o mostrare gioia.

Guardare significa nutrire la bellezza presente nelle cose, anche solo perché la si gratifica del proprio interesse.

🏭 In azienda insegno a guardare gli occhi altrui per comprendere un feedback, soprattutto quando la parola tarda a manifestarsi.

Gli occhi di una platea mi raccontano il loro interesse o, se invece, è il caso di cambiare ritmo od oggetto di disquisizione.

Lo sguardo, nella dimensione dialogica, indica invece i turni nel parlare, evitando così accavallamenti poco piacevoli.

È una danza lo sguardo, che richiede come ogni ballo un certo equilibrio. Un attimo troppo prolungato e lo sguardo può sembrare sfida, e generare ansia o disagio. Un secondo in meno e può invece parere disinteresse, quasi si volesse essere in altro luogo.

Nel conversare lo sguardo è un invito, o un elegante modalità per mostrare la propria attenzione

Lo sguardo svolge perciò tre funzioni: di sincronizzazione (si evitano le sovrapposizioni regolando l’avvicendamento dei turni), di monitoraggio (funge da feedback dando risposte simultanee ad entrambi sul livello di interesse o il grado di approvazione-disapprovazione con quanto detto) e di segnalazione (permette di manifestare le proprie intenzioni come per l’appunto la volontà di prendere la parola).

Altresì svolge funzione di conoscenza lo sguardo, perché quando si ama una cosa si vuole comprenderla, nel senso letterale del termine: portarla dentro di sé. Proprio come si fa con lo sguardo.

Non a caso, forse, nel disturbo dello spettro autistico l’avversione allo sguardo dà una limitazione all’interazione con l’altro da sé.

Ciò che spesso i genitori notano e riferiscono al medico è che il loro bambino sembra evitare di guardarli o che guardi “attraverso di loro” o di avere lo “sguardo perso”.

Le immagini a sinistra mostrano il modello di fissazione dello sguardo di un bambino con sospetto ASD, mentre a destra mostra il modello di fissazione dello sguardo di un bambino con sviluppo tipico.

Lo sguardo è racconto di personalità: basti pensare come un certo guardare gli altri racconti estroversione, o come un certo nasconderlo, lo sguardo, parli forse di timidezza.

Con gli sguardi storti sono nate guerre.

Con quelli ammiccanti relazioni, spesso amorose.

Con quelli manipolati, tramite metodo e abile maestria, è addirittura possibile intervenire su un trauma: in ambito psicologico esiste ad esempio una tecnica chiamata EMDR che utilizza la stimolazione bilaterale alternata (oculare, tattile o acustica). Questa, se somministrata da uno psicoterapeuta esperto, può rielaborare il ricordo dell’esperienza che è stata negativa o traumatica da un punto di vista emotivo.

Nel corso della/e seduta/a con il metodo EMDR, i ricordi vengono “desensibilizzati”, ovvero perdono la loro potenza negativa, indipendentemente da quanto tempo è trascorso dall’evento originario disturbante. Nel frattempo, è possibile raggiungere una rielaborazione più adattiva del ricordo stesso, in modo non produca più sintomi psicologici.

Lo sguardo è insomma compagno di viaggio.

Finestra sul mondo, che sia del cuore o dei pensieri.

Fedele alleato, quando la parola si prende il permesso di non intervenire.

Pensate che il termine mamihlapinatapi, che appartiene al lessico “yamana” indica lo sguardo pieno di desiderio che si scambiano due persone troppo timide per fare la prima mossa (Riccardo Bertoldi).

Che buffo lo sguardo.

Che potente.

Venimmo al mondo con lo sguardo di chi voleva conoscere e dare quello che vi era dentro di sé.

Andremo dal mondo chiudendolo lo sguardo, come quando, nel silenzio, cala il sipario.

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