LUCIA:dai papà, tu mi prendi con il retino e io scappo come se fossi una farfalla
IO:ma Lucia non ho il retino, è un bastone
LUCIA:facciamo finta papà
LUCIA: dai metti qui il letto, così Bluey può dormire nella stanza (giocando con i Duplo Bluey Edition)
IO: ma Lucia, non è un letto
LUCIA: ma dai papà, facciamo finta
LUCIA: papà, dopo se c’è il sole andiamo al parco
IO: Lucia, ma oggi piove
LUCIA: facciamo finta che c’è il sole
È impressionante come mia figlia veda ciò che non esiste.
E non importa se è improbabile. Poco conta se è assurdo. L’immaginazione, quella vera, per lei vince sempre sulla realtà.
I bambini sono magici, non vi è nulla da fare.
Vedono l’alba prima che possa sorgere, proprio come i più grandi poeti. Esattamente come i visionari.
La loro mente non si piega alla realtà e la creatività riesce sempre a burlarsi della spigolosità della vita.
E in me, la paura che tutto questo possa perdersi, è forte. Un po’ come quando, conosciuto il trucco, l’illusione del mago non è più in grado di rapirti e offrirti tutto il suo stupore.
Scartabellando nelle pagine della psicologia mi ricordo però che esistono alcuni modi, certo più adulti, per non perdere questo magnifico dono che l’esistenza ci aveva sapientemente dato in dotazione.
Uno di questi è sorprendentemente simile a ciò che Lucia mi chiede ogni giorno: fare come se.
Nel modello strategico di Giorgio Nardone, la tecnica del come se non è un invito a illudersi, ma a sospendere temporaneamente la tirannia della realtà percepita, per permettere alla mente di fare ciò che sa fare meglio: creare possibilità.
Come funziona?
Si chiede alla persona di comportarsi come se il problema fosse già meno potente, come se una certa paura fosse gestibile, come se una risorsa fosse già disponibile. Come se un obiettivo fosse già raggiunto.
Non perché sia vero. Piuttosto perché agendo come se fosse vero, qualcosa inizia a diventarlo.
I bambini questo non lo studiano. Lo fanno.
Guardando Lucia mi accorgo che forse non è l’infanzia a essere ingenua, ma l’età adulta a essere diventata eccessivamente realista.
L’immaginazione dei bambini non nega la realtà: la aggira, la piega, la sospende il tempo necessario per respirare.
Ed è esattamente ciò che fanno molte tecniche terapeutiche efficaci: non combattono frontalmente il problema, ma lo spiazzano.
Certo, il come se funziona solo se smette di essere un’idea e diventa un comportamento. Non è un pensiero positivo. Non è autoinganno. È un esperimento.
Esempio pratico per imparare
Una persona che dice:
“Non sono sicuro di me”
non deve fare finta di essere carismatica. Può iniziare da:
“Come mi comporterei oggi se fossi solo il 10% più sicuro?”
I bambini se ci fate caso fanno proprio così: non diventano supereroi, giocano a esserlo per cinque minuti.
Proseguiamo con il nostro esempio:
“Come se fossi un po’ più sicuro” può voler dire:
· parlare leggermente più lentamente
· sostenere lo sguardo mezzo secondo in più
· dire una frase che di solito evito
Non dovete crederci. Dovete farlo!
Esattamente come Lucia non crede che il bastone sia un retino, ma lo usa come tale.
Questo passaggio è cruciale e molto strategico:
Il cambiamento non segue la convinzione. È la convinzione che segue l’azione.
Nel modello strategico si parte da qui:
· non “quando mi sentirò sicuro agirò”
· ma, “agisco come se fossi sicuro, e poi qualcosa cambia”
Perché funziona? Perché l’esperienza:
· contraddice la paura
· indebolisce la rigidità percettiva
· introduce una nuova prova di realtà
La mente, come un bambino, impara per esperienza, non per spiegazioni.
Il come se non crea il risultato. Crea le condizioni perché il risultato emerga.
Dopo un po’:
· le reazioni degli altri cambiano
· le risposte interne si modificano
· l’immagine di sé si aggiorna
Non perché lo hai deciso. Ma perché lo hai sperimentato.
Il come se è questo: non fingere che qualcosa esista, ma comportarsi come se potesse esistere, finché non inizia a farlo davvero.
E allora mi dico che forse crescere non significa smettere di fare finta.
Forse significa dimenticare che il cambiamento inizia sempre da un “come se”.