Storie per crescere

Quando la tecnica divora il suo stesso creatore, e la magia dell’umano sparisce come polvere al vento

Quando la tecnica divora il suo stesso creatore, e la magia dell’umano sparisce come polvere al vento
3 Aprile 2025

Sono cresciuto con le produzioni di Miyazaki, ancor prima che sapessi fossero le sue.

A memoria in primis furono le montagne di Heidi, in cui mi ritrovavo non solo perché sono cresciuto nell’alpeggio della nostra famiglia, dove d’estate ho passato buona parte della mia infanzia, ma anche per alcune sue vicissitudini famigliari che ritrovavo nella mia biografia.

Ricordo poi i pranzi con mia nonna, mentre da adolescente ridevo con lei guardando Zenigata che, per l’ennesima volta, non riusciva ad acciuffare Lupin.

Ricordo la prima volta che vidi Panda! Go, Panda. O quella in cui rimasi affascinato dal cartone, forse per meglio dire romanzo di formazione, Conan il ragazzo del futuro.

Cartoni che hanno segnato un pezzo della mia identità, sempre con una certo stile che non ritrovavo in altro.

Cartoni che hanno segnato l’identità di tantissimi giovani, che ora hanno di sicuro qualche pelo grigio in più e il cui carattere deriva anche da tali visioni meravigliose, spesso ironiche, ma mai superficiali.

Ma ancor non sapevo.

Ancora non capivo con chi avevo a che fare.

Fu poi nei primi anni del duemila che uno dei miei più cari amici arrivò a casa con quel film, quel dannatissimo lungometraggio d’animazione che mi rapì il cuore: Il castello errante di Howl.

Non era fra le sue prime produzioni marchiate Studio Ghibli, ma fu la prima che incrociò la mia strada e mi diede consapevolezza di quello che di suo aveva già portato dentro di me.

Perché scrivo di questo?

Beh… lo sapete dai, perché in questi giorni i prodotti che con Chatgpt si possono fare in stile Ghibli sono sulla bocca di tutti.

O per meglio dire sono negli account di molti.

Ora, io di solito non mi espongo su questi temi, ma sta cosa proprio mi fa scendere una lacrima.

Non ce l’ho con le persone, sia ben inteso. Tanti di loro non sanno chi sia Miyazaki e nemmeno mai lo sapranno.

Non ce l’ho nemmeno con Chatgpt, che in quanto strumento può fare cose grandi, ma senza direzione ed educazione anche grandi porcate.

Piuttosto mi rattristo di queste persone, perché sono sicuro che se per davvero fossero state trasportate nei suoi mondi immaginari, il ricrearli come fossero popcorn da mettere al microonde gli stringerebbe il cuore.

Ogni aspetto dei cartoni di Miyazaki è infatti frutto di un’emozione, di un’attenzione, di un particolare modo di vedere e sentire il mondo, che per l’appunto prende forma in uno stile che non potrebbe essere diverso da quello che è.

Chatgpt può anche riprodurre Ghibli, ma non potrà mai trasmettere quello che Ghibli ha fatto con chi l’ama e l’ha sempre amata.

Quella dolcezza dei dialoghi, quella leggerezza delle pennellate, o quella tenerezza che ad esempio ritrovavo con mia figlia Lucia qualche settimana fa guardando assieme a lei Totoro, ecco, quella immensità di cui parlo non la troverete mai nel quadretto della vostra famiglia in stile Ghibli.

Ma porca putt…

L’arte è qualcosa di diverso da tutto questo e, come ben ricorda Galimberti, l’uomo sta venendo totalmente scollegato da essa a favore della mera, dura, metallica e insensibile tecnica.

La tecnica, manifestazione inizialmente d’eccellenza del raziocinio umano, da strumento nelle mani dell’uomo è diventata il soggetto della storia. La tecnica governa il mondo e l’uomo è ridotto a funzionario dei suoi apparati.

Anche la tecnica richiede parsimonia e nella sua evoluzione dobbiamo essere noi a governare i suoi sviluppi. Sarà possibile?


LA CONNESSIONE CON IL MONDO DEL LAVORO

Poi non lamentatevi degli uomini che ad esempio trattano come cose le donne, perché quello che vedete in questi giorni non è che il simbolo perfetto degli uomini – e della loro arte – che vengono trattati come cose, più o meno funzionali agli apparati che li governano e si troveranno a compiere le azioni prescritte dagli apparati.

Succede anche nella LEADERSHIP: persone che trattano gli altri sono come strumenti al loro servizio. Gli esiti, già, li conoscete.

Le persone sono però anime, storie, racconti suggellati nelle loro pur piccole, am piene di significato azioni.

Guardare gli altri con gli occhi del profondo significa non solo capirli, ma stringere con loro legami sinceri, che si basano su qualcosa di profondo, di ancora dannatamente umano.

Ci lamentiamo con i giovani, ma gli mandiamo costantemente messaggi dove il tempo speso a immaginare, creare e pensare un dettaglio è barattato per la velocità d’esecuzione, vuota e insignificante come il peso di una piuma.

Parlate dell’importanza del viaggio, del percorso, del rispetto per gli altri, ma li state, li stiamo, perdendo un pezzo alla volta come era per Pollicino con le briciole di pane.

La differenza? Che a lui servivano a ritrovarsi, le briciole, mentre a noi, fare così, servirà a perderci e a dimenticarci cosa significhi essere umani.

Succede lo stesso con il lavoro: saremo sempre più EFFICIENTI, ma sempre meno abili nel pensare e nell’immaginare.

Saremo sempre meno disposti ad aver pazienza, quella che serve a un leader per diventare grande. Per costruire la sua identità un pezzettino alla volta, senza la foga di aver tutto subito. Senza il delirio nel credere di poter crescere fuori senza esserlo dentro.


I template stili Ghibli di Chatgpt sono il trionfo della dissolutezza, del vuoto che spettacolarizza invece che baciare il cuore.

Sono la perdita della poesia, della spiritualità e del profondo a favore del consumare per consumare.

Sono l’antitesi di quella lentezza che tanto rappresenta il pensiero di Miyazaki, sopraffatto ora dall’elogio all’accelerazione, dal tripudio della velocità.

I template che costruite saranno solo come schegge impazzite che vi attraverseranno, dimenticate come ogni prodotto che aderisca alla follia capitalista: compra, consuma, scarta, dimentica.

La città incantata, Kiki – Consegne a domicilio, I sospiri del mio cuore e tantissimi altri, invece, nel cuore ci rimangano.

Sono magia, e da oggi, penso che ricordandomelo rivedrò molti miei comportamenti. Forse perché, in questo delirio, ci sono un pò dentro anche io come ci siamo in tanti.

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