Gestione delle emozioni

Il sospetto di non valer nulla

Il sospetto di non valer nulla
28 Ottobre 2021

Problemi di bassa autostima?

Difficoltà a negoziare?

Sudditanza nei confronti degli altri?

Forse c’è una ragione…

«La considerazione esagerata in cui viene tenuto tutto il mio lavoro, mi mette a disagio e talvolta mi fa sentire un imbroglione, anche se involontario».

Sembrano le parole di un buono a nulla, ma pare che siano state proferite niente meno che da Albert Einstein, nel confidarsi con un amico.

👭 L’espressione “SINDROME DELL’IMPOSTORE” fu coniata nel 1978 dalle psicologhe Pauline Clance e Suzanne Imes.

Si era notato che diversi studenti universitari non sentivano di aver meritato il posto nei loro prestigiosi atenei o pensavano addirittura che la domanda fosse stata accettata per errore.

📖 Il termine descrive un’esperienza interna di frode intellettuale: chi soffre della sindrome dell’impostore non si sente brillante e crede di aver ingannato chi la pensa diversamente.

🙁 La persona a cui è riconosciuta stima per i successi ottenuti sente di non meritare quello status o quella posizione e vive nella paura che questa presunta inadeguatezza emerga agli occhi di tutti.

Chi ne è affetto ritiene poi che i propri successi siano in realtà dovuti al caso o a fattori esterni fortuiti: la convinzione è quella di avere invece uno scarso valore, soprattutto in ambito professionale. Sembra che addirittura il 70% della popolazione abbia sperimentato la sindrome dell’impostore almeno una volta nella vita attraverso le seguenti sensazioni: 

  • Ansia 
  • Perfezionismo 
  • Dubbio su se stessi 
  • Paura di fallire

➲ Da un lato potremmo quindi coglierne alcuni vantaggi:

  • L’ansia porta a prestare maggior attenzione e prepararsi al meglio.
  • Il perfezionismo, se è sano miglioramento, promuove lo sviluppo di sé.

➲ Dall’altro però pare facile capire come spesso questo pensiero si radicalizzi, portando alla persona non pochi problemi.

  • Potrebbe portare il soggetto a bassa stima di sé.
  • Altrettanto a stili comunicativi passivi.
  • O a posizioni di debolezza nella negoziazione.
  • Persino a comportamenti evitanti o dipendenti.

MA, TUTTO QUESTO CHE ORIGINE POTREBBE AVERE?

Se dovessimo chiederci da dove deriva tutto questo potremmo dire che:

  • Genitori molto critici, incapaci di amare incondizionatamente, la mancanza di un genuino nutrimento affettivo e la competitività tra fratelli sarebbero fattori predisponenti.
  • Un’altra causa si riscontra sicuramente nel fatto che oggi viviamo in un mondo molto competitivo, orientato alla performance e al guadagno, soprattutto in alcuni settori. Viviamo in un costante confronto con gli altri, specialmente in ambito professionale: inseguiamo la convinzione che una carriera di successo possa coincidere con una vita felice.
  • Un altro errore cognitivo deriva dal fatto che noi ci conosciamo dall’interno, quindi abbiamo presenti i nostri dubbi, le nostre titubanze e i nostri punti deboli. Gli altri invece li vediamo da fuori: vediamo solo ciò che mostrano, l’apparenza e la facciata, quindi, probabilmente, vediamo soprattutto i loro punti di forza attraverso ciò che raccontano, e non abbiamo accesso alle loro imperfezioni. I social network non hanno che acuito tutti questi aspetti, acutizzando il nostro sentirci in difetto, anche quando eccelliamo.

ESISTE UNA CURA ALESSANDRO?

  • Per cominciare, si può pensare di scardinare questa dinamica, anche solo intervenendo sulle proprie credenze erronee:

Vale solo chi non fa errori“.

o su pensieri irrazionali automatici:

Ho preso quel voto all’esame perché sono stato fortunato“.

  • Potremmo operare delle azioni di defusione: dal pensare “sono sbagliato” passeremmo al dire “ho sbagliato. Se hai sbagliato puoi riparare. Attenzione alle parole che utilizziamo quando ci rivolgiamo a noi stessi!
  • Usate la self compassion: cercare di essere migliori, aumentando lo scarto fra sé ideale e sé reale, non solo vi porterà a stare peggio, ma paradossalmente anche a performare meno.

Il mio motto è: datti da fare, but don’t give a fuck!

  • Tutti hanno pregi e difetti, punti di forza e di fragilità. Anche pensare di essere “i peggiori” in assoluto è sintomo di onnipotenza. Allo stesso modo, è manifestazione di onnipotenza pensare che tutti coloro che invece ti reputano all’altezza si stiano sbagliando!

È solo una breve analisi e qualche utile consiglio, ma forse già questi vi faranno vedere che l’impostore è spesso il nostro modo di pensare, e non tanto noi stessi.

Ti interessa il corso
"Gestione delle emozioni"?
LEGGI I DETTAGLI DEL CORSO