Gestione delle emozioni

❤️🌸Imparare l’ABC, e poi l’ACT…

15 Marzo 2021

L’ACT (Acceptance Commitment Therapy) è una terapia di terza ondata fondata da Steven Hayes all’interno del panorama della psicoterapia cognitivo-comportamentale.

Essa promuove il cambiamento e il benessere psicologico ed è un insieme di competenze di accettazione e impegno (commitment).

Il suo approccio è semplice ma non ordinario, e si basa sul diverso rapporto che potremmo avere rispetto alle cose che viviamo, che sentiamo o che pensiamo di essere.

Un piccolo viaggio per indossare nuovi occhiali e costruire piano piano una realtà più piacevole.

Come dico spesso, il primo atto di gentilezza e quello che dovremmo avere con noi stessi.

Di seguito, in sintesi, i 6 pilastri su cui si basa tale approccio:

1)ACCETTAZIONE: impariamo ad accettare le nostre emozioni, pur brutte che siano, anche loro hanno dignità e se ben direzionate uno scopo. Impariamo a non essere inquisitori troppo giudicanti di noi stessi.

2)DEFUSIONE COGNITIVA: corrisponde a disidentificarci dai nostri pensieri. Non è tanto ciò che pensiamo a crearci problemi e sofferenza ma il modo con cui noi ci mettiamo in relazione con ciò che pensiamo. Se ci sentiamo inadeguati non significa ad esempio che “Noi siamo inadeguati”.

Esistono anche specifiche tecniche per agire la defusione, ne propongo una.

Se il pensiero che vi disturba è “Questa cosa è terribile” oppure “Sono un disastro” o ancora “Non risolverò mai questa cosa” si tratta di aggiungere ad esso una piccola frase: “Sto avendo il pensiero… che questa cosa è terribile”.

Poi, nuovamente, aggiungete ancora qualcosa componendo così la frase: “Noto che sto avendo il pensiero… che questa cosa è terribile”.

Questo ci permette di prendere la giusta distanza da alcuni pensieri che talvolta invece che aiutarci ci inabissano nelle tenebre.

La tecnica va ripetuta più volte sino a percepire un certo distaccamento dalle parole che occasionalmente perturbano la nostra mente.

3)CONTATTO CON IL PRESENTE: vivere eccessivamente nel passato e nel futuro porta a dinamiche tossiche come il rimuginio, ovvero l’elaborare a lungo nella mente con insistenza e in modo quasi ossessivo rispetto ad eventi già accaduti. Abbiamo invece forse più bisogno di prestare attenzione ed essere disponibili a ciò che accade portando le energie sul presente, anche solo per evitare di usare il pilota automatico quando non serve.

4) IO OSSERVATORE: si tratta di riuscire a osservare se stessi e le nostre maschere senza identificarci con esse, scollandoci di dosso tutte le etichette troppo rigide e incapaci di cogliere le evoluzioni dell’esperienza.

5) VALORI: impariamo a riprendere contatto con i nostri veri valori, con ciò che davvero vogliamo per la nostra vita.

6) AZIONE IMPEGNATA: corrisponde all’imparare ad agire in modo congruo per perseguire le indicazioni precedenti. Gli ostacoli a questa attitudine sono l’impulsività e l’evitamento: la prima porta a un misero repertorio comportamentale, spesso meccanico e basato su tentate soluzioni fallimentari, il secondo ci induce a restringere le nostre possibilità e attività.

Pochi piccoli passi per cambiare, non attraverso la riduzione dei sintomi, ma grazie alla modificazione profonda della relazione che abbiamo con i nostri pensieri disfunzionali e le nostre emozioni negative. Questo si traduce in una riduzione della sintomatologia, ma come conseguenza di tale cambiamento di prospettiva e non come obiettivo primario.

Si tratta di lavorare sulla realtà di secondo ordine di cui parlava Watzlawick invece che sulla prima, cambiando però al tempo stesso, per via indiretta, la prima.

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